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Marco Biondi ed Emilio Pappagallo. Puntata sulle recensioni dei dischi

today20 Febbraio 2023

Sfondo

Oggi il focus della puntata è stato rivolto agli album storici stroncati dalla critica e dalle recensioni dei clienti di Amazon.

Ad esempio Robert Christgau definì Discovery dei Daft Punk come succubi scimmiette mangia-formaggio. Questi ragazzi sono così francesi che mi viene voglia di ingozzarli a forza per poi mangiare il loro fegato. L’album Wish You Were Here dei Pink Floyd venne invece definito da Ben Edmunds di Rolling Stone come un’idea non realizzata; mentre il Melody Maker scrisse che il disco non era convincente e che dimostrava una critica mancanza di
immaginazione in tutti i suoi aspetti.

Ben più sfortunata la sorte di White Album dei Beatles apostrofato da Nik Cohn del New York Times come noioso oltre ogni immaginazione, con una buona metà delle canzoni presenti in scaletta profondamente mediocri. Per non parlare del povero Bruce Springsteen, riguardo al quale sempre il giornalista Robert Christgau – sulle colonne del Village Voice, dopo aver recensito con severità Darkness on the Edge of Town – si chiese se fosse un importante artista minore o uno scadente e inconsistente artista di prim’ordine.

 

Ancora Robert Christgau, ancora recensioni al vetriolo, questa volta su Back In Black degli AC/DC del quale evidenziò: Johnson canta come se avesse un pungolo elettrico attaccato alle palle: la cosa ideale per i fan indecisi se il loro ritrovato testosterone sia estasi o agonia. Lo stesso giornalista definì OK Computer dei Radiohead album Cilecca del Mese. Proseguendo: La loro idea di soul è Bono, che imitano in continuazione, rischiando di sembrare ancora più ridicoli di quello che già sono.

La band capitanata da Thom Yorke incassò le rimostranze anche di Mark Beaumont del Melody Maker, che sul loro Kid A scrisse: Grasso, pomposo, autocompiaciuto, tipo “guarda mamma, riesco a succhiarmi il cazzo da solo”, lamentoso: è vecchia spazzatura. Possibile che i Radiohead abbiano superato i limiti della sperimentazione rock senza accorgersi di essersi semplicemente accomodati nei solchi già tracciati molto prima di loro da gente come Dj Shadow e Brian Eno?.

 

Un capitolo a parte lo meritano le recensioni dei dischi, lasciate su Amazon dai vari utenti. Ne riportiamo alcune, omettendo i nomi degli autori:

London Calling dei Clash: Mi piacerebbe che qualcuno mi spiegasse l’appeal di questo album. Non è brutto, è solo mediocre. Un’ altra recensione lo ha paragonato al pub- rock, che effettivamente è giusto. Vivo vicino ad una sala prove dentro una chiesa e molte band del posto vengono a suonarci. Molti di solo sono onestamente più bravi!

Nevermind dei Nirvana: Questa non è buona musica. Le parole sono banali e tutto l’album ha un sentore negativo e depresso che non incontra il plauso delle orecchie dell’ascoltatore medio.

Exile On Main Street dei Rolling Stones: Non ho alcun disco degli Stones ma ho comprato questo a causa di alcune recensioni positive. Dopo dieci minuti sono andato a prendere gli analgesici e dopo altri dieci ho pensato al suicidio. La fine è la cosa più dolorosa, con un soprano che canta staccato su una base pompante. Le voci, se erano effettivamente così, erano tremende. Non è musica, è un gruppo di strumenti che sbattono tutti insieme mentre qualcuno urla borbottii incomprensibili in sottofondo.

The Rise and Fall of Ziggy Stardust and the Spiders from Mars di David BowieVolgare e spiacevole disco da parte dello stanco Bowie nella sua maschera di alieno-che-scende-sulla-terra- come-una-rock-star. Perché gli SERVANO alter ego è un mistero: forse è per infinocchiarci a pensare che sia più interessante di quanto in realtà sia, oppure per non dargli la colpa quando le cose vanno male. Qualche speranza, ecco.

Horses di Patty Smith: Amo i cavalli così ho comprato questo album, Horses, pensando che fosse una specie di concept album sui miei animali preferiti. Che errore madornale! C’è solo una canzone sui cavalli e non si chiama nemmeno Horses. C’è solo la cantante che ripete la parola “horses” in continuazione. Così: “horses, horses horses horses horses” fino alla nausea.

The Dark Side Of The Moon dei Pink Floyd: Quasi sopravvalutato quanto i My Chemical Romance. Solo perché le persone lo definiscono classico non significa che sia bello. Ci sono solo dieci tracce e tutte sono davvero noiose.

 

Impossibile non chiudere con una citazione di Frank Zappa sui critici musicali: persone che non sanno scrivere, che intervistano persone che non sanno parlare, per un pubblico che non sa leggere.

 

 

 

Scritto da: RadioRock FM106.6

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