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Alanis Morissette, Oasis, Radiohead, Smashing Pumpkins e Blur: cinque album che compiono trent’anni nel 2025

today16 Aprile 2025 4

Sfondo

Il 1995, spartiacque degli anni ’90, perfettamente al centro in una lotta fra la nostalgia degli eighties e la voglia di proiettarsi nel nuovo millennio. L’anno di uno dei telegrammi più famosi e asciutti della storia, quell’ “I’m back” firmato Michael Jordan che mandò in fibrillazione i cittadini di Chicago, in astinenza da troppo tempo di Air Jordan. L’anno dell’addio a “Non è la Rai”, l’arrivo in milioni di case italiane della “zingara” e la luna nera, il Blackburn campione d’Inghilterra di Alan Shearer, la Roma di Mazzone, la Lazio di Zeman, Batistuta capocannoniere. Le giacche di jeans, le maglie che scoprivano l’ombelico, il negozio Energie a via del Corso, la scissione Pezzali Repetto (fratelli Gallagher chi?!) che oscurò quella avvenuta all’interno della Democrazia Cristiana. Insomma l’Italia cambiava e con lei tutto il mondo, pronto ad accogliere l’avvento del bluetooth partito dalla Svezia, un ulteriore tassello nella connessione globale. Essere adolescenti nel 1995 voleva dire nella stragrande maggioranza dei casi pantaloni sempre più bassi, le giacche di jeans, un eccessivo uso dell’espressione “Two gusti is meglio che one”, la celebre frase lanciata da un giovanissimo Stefano Accorsi in un famoso spot televisivo e il walkman sempre in tasca.

 

Il walkman e la prima vera possibilità di ascoltare musica ovunque. Una musicassetta, un paio di batterie, le cuffie (per i più giovani: le cuffie avevano i fili) e il tasto on a proiettarci verso nuovi orizzonti. Quanto vorreste rivivere quell’emozione? Se vi sentite un po’ più vecchi siete nel posto giusto, una sorta di raduno di nostalgici che stranamente non si tiene a Predappio. Se siete giovani e non avete vissuto quegli anni, non potete non recuperare alcune perle che quest’anno compiono 30 anni.

 

 

You Oughta Know, Alanis is back in town

 

“You Oughta Know” è una comunissima espressione inglese: “Dovresti saperlo”. Comunissima, nulla di speciale, un qualunque “e che no sai” romanesco, un ça va sans dire che non ce l’ha fatta. Maledetto accento francese, rendi sempre tutto più sexy. Questo più o meno fino al 1995, l’anno della svolta. Jagged Little Pill è il terzo album in studio di Alanis Morissette, non particolarmente acclamato dalla critica all’uscita (nella classifica billboard si posizionò alla posizione numero 117) ma decisamente accolto in maniera eccezionale dal pubblico. Si stima siano state vendute oltre 45 milioni di copie nel mondo e che miliardi di cuori siano andati in pezzi. Per dirla alla Gen Z, Alanis era la crush di chiunque all’epoca, nelle stanze degli italiani c’erano più poster della canadese che scrivanie. Ridurre tutto a “You Oughta Know” però sarebbe riduttivo. Ironic, You Learn, Hand In My Pocket e All I Really Want completarono quello che ancora oggi rimane uno degli album più venduti della storia e, lanciarono fra le stelle, Alanis “Crush” Morissette.

 

The Bends

 

Dall’Oxfordshire con furore, certo dopo un periodo di gestazione  un po’ lungo ma, pur sempre, con furore. La storia dei Radiohead è piena e variopinta, dal lontano 1985 e quel nome che non portò particolari fortune On a Friday, una band qualunque con un nome qualunque in un qualunque venerdì, almeno fino al 1992, Creep e quel nome che diventerà un modello da seguire per molti adolescenti inglesi: Radiohead. Quel singolo, che inizialmente non riscosse tanto successo prima di diventare una hit mondiale, contenuta in Pablo Honey, il loro album di esordio, rischiò seriamente di diventare un’etichetta impossibile da scollare. Negli anni successivi, le tensioni accumulate dopo il successo negli states e il difficile approccio in Inghilterra, portarono Yorke e compagni più volte vicini allo scioglimento. E’ il 1995 l’anno della svolta con The Bends, arriva la definitiva consacrazione anche in UK e brani iconici come High and Dry, forse il più lontano e atipico per sonorità dal resto dell’album, Fake Plastic Trees e Just consegnati alla storia del rock insieme ai loro autori.

 

 

What’s the story?!

 

Definitely Maybe da molti viene considerato come uno dei migliori album d’esordio della storia. In pratica gli Oasis si presentarono al mondo con una bomba musicale che avrebbe stravolto la scena inglese e internazionale. Il rischio, vissuto sulla propria pelle e paventato dalla critica dopo l’uscita, era rappresentato dall’eventuale impossibilità di toccare nuovamente quelle vette. E invece… l’arrivo di (What’s the story) Morning Glory?  Segna un ritorno devastante. Dieci settimane in vetta alla Official Album Chart, posizione numero quattro negli States e 345 000 copie vendute in soli sette giorni. Owen Morris, produttore del disco inseme a Noel Gallagher, dichiarò che i giorni di passione per la registrazione furono solamente 15, praticamente un brano al giorno. Alan McGee della creation records non ci mise molto a dichiararlo generazionale, sottolineando come i Radiohead sognassero allora quella potenza. Insomma una pietra miliare del britpop e non solo.

 

 

The Great Escape

 

In Inghilterra probabilmente il dibattito è ancora aperto, chi sono i migliori: Blur o Oasis? Liam o Damon? The Great Escape o (What’s the Story) Morning Glory? Domanda difficile, sarebbe come scegliere fra mamma e papà. The Great Escape rappresenta forse uno dei punti più alti  della storia della band di Colchester. Dopo la sua pubblicazione la formazione guidata da Albarn passerà un anno sabbatico in Islanda, la pressione mediatica era diventata insostenibile. Il risultato? Beetlebum e l’immortale Song 2 (resa celebre anche dalla saga FIFA) segnano un cambio di rotta evidente, più cattivo, i temi sono più pesanti, vedi il riferimento all’eroina nel primo singolo nominato, le sonorità più tipicamente rock. Solo l’album Blur uscito nel 1997 nell’immaginario comune batte The Great Escape.

quindi perché non recuperarlo?

Ps: i Blur vinsero la battaglia dei singoli con Countryhouse… ma gli Oasis vinsero la guerra del disco con Morning Glory. Detto questo per me rimangono ancora come mamma e papà, impossibile scegliere.

Mellon Collie and the Infinite Sadness

 

Iconico, innovativo, dalle mille sfaccettature musicali, addirittura secondo alcuni un compendio degli ultimi 40 anni di rock, facendo riferimento al ’95. Mellon Collie and the Infinite Sadness dei The Smashing Pumpkins è sicuramente una perla da riscoprire. A partire dalla traccia di apertura che dà il nome all’album con le sue note dolci, passando per Tonight, fino ad arrivare all’energia di Bullet With Butterflies Wings, racchiude le sonorità di un decennio che ha dato molto. Decisamente approvato.

 

Io dopo i trenta ho iniziato a dormire dopo pranzo, a dire oplà quando mi alzo e ho scoperto l’esistenza di qualcosa di stranissimo che ogni tanto fa malissimo: i reni. Loro invece invecchiano benissimo, non hanno nemmeno una ruga e ancora stanno bene su tutto.

Scritto da: RadioRock FM106.6